Cara Maremma, mi saluti la Locanda La Luna

22 anni fa si presentava come un ristorante tradizionale, con le mura imbiancate di fresco e l’aria di una tipica trattoria maremmana. Nel 2016, il restyling, che lo trasforma nella sua attuale versione. Più chic, moderna, ma anche vissuta. Non ha perso, in ogni caso, il tratto che la contraddistingue: l’accoglienza tipica toscana. Alla Locanda La Luna, Emilio Signori apre le porte ai suoi ospiti, proponendo una cucina genuina, tradizionale, in chiave rivisitata. Una sera a cena alla “Locanda la Luna” non si racconta solo con immagini, ma anche con parole…

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Il nome, inconfondibile, ha ispirato Luna Rossa nel 2000, quando Patrizio Bertelli, trovandosi una sera a cena nel ristorante in questione, si è scoperto spettatore di un cielo illuminato di una luna rossa, bella e calda nel tutto il suo splendore. E i  colori della targa e degli arredi lo raccontano. Negli interni, il gioco bianco-rosso si fa notare, e le cassette con i marchi delle più note aziende vitivinicole, raccolte negli anni, sono sono perfettamente incastonate nelle mura del salone. La musica di sottofondo è un mix tra l’elegante e il moderno, a dare un tocco giovanile al locale.

Lo stile è quello di Luna Rossa, e quale miglior modo per ricordarlo se non con un graffio d’autore inconfondibile? Forse è anche per questo, che noti nomi della vela non hanno mai esitato a far visita al ristorante di Emilio che, da poco, è l’autore della “Rubrica della carne” al noto programma di cucina “La Prova del cuoco”.

Una volta entrati nel locale, possiamo gustare una cucina che ha tutte le carte in regola per definirsi a Km zero. Taralli, pane tostato e aromatizzato al rosmarino, sono preparati dalla cucina e ideali per riempirsi la pancia, mentre si aspetta l’ordine sorseggiando  un buon calice di “Le Focaie” della tenuta Rocca di Montemassi.

Emilio riesce a indovinare i gusti dei suoi ospiti. Come entrata, presenta crostini maremmani e polpette di carne su vellutata di pomodoro con bietoline saltate. Le porzioni sono abbondanti, come nelle tipiche trattorie maremmane. Solo che sono servite con classe.

La cena è appena iniziata. Non mancano le pappardelle  maremmane, fatte a mano con grani antichi, al ragù di cinghiale, gli gnocchi agli spinaci con fonduta di formaggio del caseificio Il Fiorino di Roccalbegna, impreziosite di granella di pistacchio. Anche il secondo lascia il segno, con un fritto misto toscano: coniglio, agnello e patate croccanti al punto giusto. Merito di un sapiente uso dell’olio.

Per finire in bellezza, il dessert, che ha tutta l’aria di essere più che invitante.  Il palato lo conferma. Una composta di fichi si sposa perfettamente con la pasta sfoglia calda, il tutto guarnito da crema e meringhette.

 

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