L’arte degli Equilibri spiegata da Andrea Mei

Ho incontrato per la prima volta le pietre in equilibrio a Bawi – Balance Art World International – nell’aprile 2012 alla Baia del Portonovo, ero andato alla manifestazione per fotografare le opere in equilibrio realizzate dagli artisti che erano venuti da tutto il mondo

Esordisce così il racconto di Andrea Mei, campione mondiale di Stone Balancing, che in un’intervista strappata sotto la pioggia, a #stradelli2018, svela la storia del suo percorso di artista dell’equilibrio. Giochi di pesi e misure, bilanciamenti e vibrazioni, tutto per creare composizioni che sfidano le leggi della fisica dove le pietre s’incastrano alla perfezione.

“Mi è venuto naturale cominciare a provare a bilanciare le pietre- continua a parlare Andrea-, guardavo su Facebook le opere degli altri Balancer per cercare di capire i meccanismi dell’equilibrio ed in breve tempo riuscii a fare delle strutture anche complicate, ma un altro aspetto mi colpì: scoprii che lo Stone Balancing non è solo esteriorità, infatti è una forma di meditazione di creatività, è una ginnastica ed infine lo ritengo anche un gioco molto divertente”.

La ricerca dell’equilibrio è alla base della disciplina Stone Balancing, dove le pietre vengono unite tra loro attraverso alcune semplici regole di bilanciamento. Prima tra tutte, trovare almeno tre punti di contatto, per permettere alla roccia di restare in equilibrio sui punti di appoggio. E poi la ricerca di equilibri, seguendo le linee guida di quattro tipologie: Equilibrio puro, Equilibrio delle pietre accatastate, Equilibrio a contrasto e, per finire, l’equilibrio in Stile libero.

     

Lo stone balancer ha il compito di trovare questi punti di contatto, che consentono di bilanciare le pietre, tenendo conto della forma e del peso. Ascoltare le vibrazioni, percepire i minimi movimenti e concentrazione sono indispensabili per consentire la ricerca dell’equilibrio. Di qui, la domanda: lo Stone balancing si può considerare una forma di meditazione?

 “In un certo senso lo è- risponde Andrea, sorridendo-. E’ inevitabile che, quest’attività, porta ad estraniarsi: l’attenzione si focalizza solo sulle vibrazioni e la ricerca della composizione, raggiungendo un profondo senso di rilassamento, immersi nella natura. Questa è una forma di meditazione che consente di aumentare la sensibilità, al punto da avvertire lo scambio di energia che si ha tra le pietre e il soggetto che agisce”.

 Provo anche io, prendo in mano alcune pietre, le osservo, ne tocco le fattezze. Ci sono rientranze, punti più levigati, sfaccettature differenti. Metto le prime due, che sembrano incastrarsi alla perfezione. Per la terza pietra, provo anche io a sfidare le leggi della fisica. Non è semplice ma con un po’ di pazienza, credo una simil scultura. Niente a che vedere con le opere di Andrea, ma il concetto l’ho in mente e il maestro mi guida, suggerendomi come muovere le mani, come ascoltare le vibrazioni, come avere pazienza. Il tempo, intorno a me, scorre e non me ne accorgo.