Mirko Falchi: al di là del bancone gli “Esemplari da bancone”

Un bar di paese, la quotidianità, quattro chiacchiere tra amici sorseggiando un caffè caldo o una birra ghiacciata. Scatti rubati, che raccontano le persone e gli ambienti in cui sono immerse, attraverso i loro gesti ed emozioni. Questa, in sintesi, la mostra fotografica ideata e realizzata da Mirko Falchi, “Esemplari da bancone”, in esposizione al bar Moderno, a Roccastrada, fino al 10 settembre.

Ma cosa accade al di là dell’obiettivo? Ecco il ritratto di autore, l’occhio indiscreto del fotografo, immortalato a suon di parole in un’intervista al bancone.

Perché fotografare le persone?
“In qualche modo, sono lo specchio dell’ambiente in cui si trovano. Si percepisce attraverso di loro e da loro il clima che si respira nell’aria. Il modo in cui si sentono, il loro stato d’animo. Negli “Esemplari da bancone” emerge proprio l’essenza della persona”.

Com’è nato il nome “Esemplari da bancone”?
“Questo titolo l’ho dato non da solo, ma con i soggetti stessi, gli esemplari da bancone per l’appunto. Abbiamo sintetizzato con questa espressione le vita del bar, che è fatta dalle persone che lo frequentano. essendo soggetti atipici, non sono personaggi, ma esemplari”.

Fotografi solamente persone?
“No, fotografo di tutto. Indipendentemente dal soggetto, secondo me, ogni foto deve raccontare qualcosa. E spesso una sola foto no basta”.

E la scelta del bianco e nero?
“Sintetizza quello che per me è più importante. Toglie tutti le distrazioni del colore. Io per primo scatto foto a colori, e i colori sono belli, ma poi le trasformo in bianco e nero, fino a raggiungere il livello giusto di contrasto tra chiaro e scuro. Con il colore non esprimo la stessa energia, si disperde nei colori. A volte i colori sono talmente belli, che pesa renderli in bianco e nero. Tutto sommato, però, il cervello umano tende ad associare i colori all’immagine, in ogni caso. Uso il bianco e nero per raccontare ed esprimere quello che ho già in mente”.

Com’è nata la passione per la fotografia?
“Mi è sempre piaciuto fare le foto. Poi, facendo l’università, la passione si è acquietata. Sono laureato in ingegneria, è stata una sfida, ma non lascia spazio all’interpretazione. Ho riscoperto l’entusiasmo per la fotografia andando in viaggio alla fine degli studi. Dopo aver lavorato 3 anni in uno studio di ingegneri, sono andato in Australia per un anno e lì mi è tornata la voglia di fare le foto. Il girovagare poi è continuato. Dopo sono stato in Canada a Vancouver per 9 mesi, l’esperienza più bella della mia vita. Poi sono tornato e mi sono dedicato all’attività del bar. Essendo indisciplinato per natura, ho trovato nell’attività del bar e nella fotografia un mio equilibrio”.

Quale insegnamento hai tratto dal viaggio?
“In viaggio ho capito che per me la vita stessa è un viaggio. Tornando a Roccastrada, con l’idea che dovevo essere sempre in viaggio lontano da casa mia, mi sono reso conto di sbagliare. La mia curiosità è soprattutto scoprire le persone, il loro ambiente e il tessuto sociale che le circonda. Tornando a casa ho capito che ci sono molte più chances di esplorare questo tessuto, stando qua, piuttosto che in viaggio. Il viaggio non è necessariamente quello fisico, ma anche vedere quello che c’è intorno a me. Quando si è lontani da casa si è di passaggio, vivere in un posto in pianta stabile consente di entrare in intimità con le persone che ti circondano, vai in profondità, crei rapporti solidi. I miei clienti sono anche amici e la mostra lo racconta”.

Che ruolo ha, infine, il punto di vista per te?
“A volte ho in mente cosa raccontare e il punto di vista varia in base a quello che voglio raccontare. Ho quasi sempre in mente cosa raccontare. Altre volte,  accade casualmente di fare il racconto, sperimento angolature e prospettiva per divertimento e viene fuori il racconto. Elementi principali sono la composizione e l’istante in cui scatti le foto. Questo è anche il motivo per cui scatto alcune foto con il cellulare: il momento è quello giusto e racconta più di mille tecniche insieme”.

Alcuni esemplari degli “Esemplari da bancone”, in esposizione fino al 10 settembre al Bar Moderno a Roccastrada. Foto realizzate da Mirko Falchi